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LA VIA DEI TRABOCCHI - ANNO 2004   right

A CHIETI

Abbazia di San Giovanni in Venere

 

Lungo il litorale del meridione abruzzese, poco prima di giungere alle alte coste di Vasto, su una collina affacciata verso il mare si trova un autentico capolavoro dell’architettura sacra medievale di questa regione: l’abbazia di San Giovanni in Venere. La prima suggestione, salendo dalla litoranea all’altezza di Fossacesia verso il “promontorio di Venere”, è data dalla sua posizione che permette allo sguardo di spaziare dagli ulivi fino all’orizzonte, attraverso il mare aperto che qui forma una sorta di golfo. Come ricorda il nome, l’abbazia venne costruita tra il VI e l’VIII secolo su un più antico tempio pagano dedicato a Venere Conciliatrice, del quale però non restano più tracce. Attorno al 1015 la chiesa originaria venne ampliata e fu costruito il monastero. Poi una seconda fase edilizia, ultimata nel 1120, portò la chiesa all’attuale struttura derivata imitando quella di Montecassino. Una terza fase, promossa dall’abate Oderisio II, portò alla sopraelevazione del piano dove si trova l’altare, detto tecnicamente presbiterio, e alla copertura delle navate con le volte, secondo un’impostazione tipica delle chiese Cistercensi (1165-1204). Ma l’ultimazione della chiesa arriverà, tra alterne vicende, soltanto con l’abate Guglielmo II nel 1344. L’interno attuale è a tre navate separate da due file di cinque pilastri con la sezione a forma di croce, su cui poggiano gli archi. Le sottili semicolonne pensili che si vedono ancora oggi sulle pareti della navata centrale danno la prova dell’esistenza di un’originaria copertura a volta, che doveva appunto poggiare su questi elementi verticali, anche se già nel corso del ‘600 le volte risultavano sostituite da travature lignee, probabilmente distrutte a seguito del terremoto del 1456 o al più di quello del 1627 (anche attualmente la copertura è a capriate con travi di legno). Attraverso un arco si accede al presbiterio rialzato, coperto con volte a crociera. Al di sotto si trova l’ampia e suggestiva cripta, a pianta rettangolare con tre absidi.
 

 

Vedi le foto Dell'’ABBAZIA DI SAN GIOVANNI IN VENERE Cliccando

Non sfuggirà la presenza, lungo tutto il suo perimetro, di un sedile in pietra addossato alle pareti e destinato alla seduta dei monaci, ma che ha anche funzione di base di appoggio delle semicolonne attaccate alle pareti. Le colonne, che formano cinque navate di differente ampiezza, sono tutti elementi architettonici di reimpiego provenienti dalla demolizione dell’antico tempio pagano. Nella cripta si concentrano tutte le pitture della chiesa, rappresentate da affreschi risalenti ad epoche diverse: nell’abside centrale si sviluppa il più antico, raffigurante Cristo benedicente nella cosiddetta “mandorla” con in mano il Vangelo, ai lati San Giovanni Battista e San Benedetto, e ai piedi di questi è il monaco Provenzanus, in funzione di committente. Nella stessa abside vi è un pannello perfettamente conservato, con la Madonna e il Bambino in trono, affiancata da San Michele Arcangelo e San Nicola; precedentemente attribuito a Luca da Pollutri alla data del 1190, è in realtà da datarsi all’ultimo quarto del Duecento. Le volte delle due absidi laterali sono decorate con altri affreschi, più tardi e risalenti alla fine del XIII secolo: uno con Cristo in trono e i santi Vito e Filippo, l’altro più articolato, con Cristo al centro circondato dai santi Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, Pietro e Paolo.

Se la decorazione della cripta è affidata alla pittura, la scultura domina nel complesso portale della facciata, detto “Portale della Luna”. Nelle lastre scolpite che fiancheggiano gli stipiti di marmo si sviluppa un racconto per figure incentrato sulla vita di San Giovanni Battista, a cui è dedicata la chiesa. Nella parte sinistra si sovrappongono gli episodi di Giovanni e i Farisei, l’Annuncio alla Vergine e la Visitazione; nella parte destra l’Imposizione del nome e la Circoncisione del Battista, e in basso l’Annuncio dell’Angelo a Zaccaria. Ancora più sotto l’episodio biblico di Daniele nella fossa dei leoni.
 


La composizione scultorea, vicina per stile ai bassorilievi di San Zeno a Verona, deve essere stata realizzata entro il XII secolo, ed è pertanto antecedente al portale, che fu ampliato negli anni tra il 1225 e il 1230. I due portali sulle pareti laterali, che conducono alle navate sinistra e destra, presentano tra loro diverse analogie. Quello di sinistra risulta, da un’iscrizione, costruito nel 1204 da un tal “maestro Alessandro”, mentre quello di destra è precedente e contemporaneo al Portale della Luna. Nella lunetta si trovano la statua di S. Michele Arcangelo e quella, monca, di una Madonna con Bambino. Sul fianco nord-est della chiesa si apre un ampio chiostro con un portico su tre lati. Tutt’ora curatissimo dai monaci, è attualmente sistemato a lussureggiante giardino mediterraneo, caratterizzato da una grande varietà di piante tra cui non mancano i cipressi e le palme.

 

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